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Fontana di Arano

Fontana di Arano a Cellore d'Illasi, veduta laterale con capitello

La Fontana di Arano, legata all’antico acquedotto di Revolto, è una testimonianza storica fondamentale per comprendere la gestione dell’acqua nella Val d’Illasi. Costruita nel XVI secolo, racconta secoli di accordi, conflitti e ingegnosità legati a una risorsa essenziale per la vita della comunità.


Le origini: la sorgente Revolto e i primi accordi

In tempi in cui l’acqua non arrivava ancora comodamente fino alle case, la sorgente Revolto, a Cellore, fu per secoli un’importante risorsa idrica a cui attingere; fu sia ad uso degli abitanti di Cellore e, secondo un tacito e secolare accordo, anche degli abitanti di Illasi.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico di Cellore e Illasi, la situazione non cambiò significativamente anche quando nel 1405 Verona diventerà parte della Repubblica di Venezia, nonostante la Serenissima divenne padrona delle risorse naturali del territorio, che gestiva tramite il “Dipartimento dei Beni Inculti”, di cui le sorgenti erano i “Beni Inculti” più importanti.

Nel trasferimento, tra il 1509-1517, Venezia attribuisce ai membri della famiglia Pompei, già presenti a Illasi come grossi possessori, il titolo di Conti; ora sono dunque Giuristicenti per conto della Serenissima.


Il progetto dell’acquedotto e la tecnologia dei “canòni” (1544)

Per soddisfare il crescente bisogno di acqua, nel territorio verrà costruito un acquedotto per trasportare l’acqua di Revolto ad Arano (località di Cellore), e da lì ad Illasi.

Il primo documento che lo attesta risale al 28 settembre 1544, giorno in cui i “capi villaggio” di Illasi e Cellore, di fronte al Conte Giovanni Paolo Pompei, decisero che la comunità di Illasi si sarebbe costruita, a proprie spese, un acquedotto composto da “canòni incassati”. I “canòni” erano pietre squadrate di circa 15 cm di lato e lunghe un metro e venti, con un foro centrale e attacchi a maschio e femmina alle estremità (questa tecnologia è più antica del periodo di riferimento e rimase in uso fino al 1900).


Le proteste di Arano e la nascita della fontana

Tale decisione suscitò proteste e lamentele, in particolare dalla gente di Arano per cui la sorgente Revolto era una comoda risorsa idrica. Alimentare l’acquedotto con quell’acqua avrebbe significato doversi recare altrove per rifornirsi d’acqua, ad esempio alla sorgente Canella riservata ai soli abitanti di Cellore (all’epoca Cellore era un Comune autonomo rispetto a Illasi).

Fu così trovato un accordo per cui le tubazioni dell’acquedotto dovevano passare da Arano. Motivo per cui ad Arano fu costruita una fontana, facendo acquisire così agli abitanti di Arano un direito sull’acqua. Finché non si troveranno altri documenti, la data 1544 va ritenuta quella della fondazione della fontana e delle sue due vasche rotonde in pietra.


Il percorso dell’acqua e l’uso preindustriale

Giunta l’acqua ad Arano, la parte in più scorrerà libera fino a Illasi (i tubi in sasso dell’acquedotto arriveranno fino al lavatoio della contrada di Giara, servendo prima il fontanello di Domeggiano e prima ancora l’antica Piazza dove avrebbe alimentato il lago presente; il fontanello di Domeggiano a sua volta servirà, in secoli successivi, lo stabilimento serico (Filanda) che utilizzerà tutta l’acqua scorrente di notte per i mesi di lavorazione dei bachi).


Le dispute di potere: l’infeudazione e il passaggio ai Conti Pompei (1680)

Tuttavia, dopo diverse appropriazioni e deviazioni abusive di parte dell’acqua di Illasi da parte dei autoritari Pompei che la usavano a proprio vantaggio, il comune di Illasi, che a sue spese aveva fatto costruire l’acquedotto e retribuiva una persona per la sua sorveglianza, nel 1680 fece richiesta a Venezia, e ottenne, l’infeudazione delle acque pulite provenienti dalla sorgente Revolto a uso della propria popolazione. Durante una visita di esperti veneziani per valutare la situazione, fu stabilito che il valore di questa concessione ammontava a 10 Ducati.

Nel frattempo, i membri della famiglia Pompei erano impegnati alla ricerca di altre fonti d’acqua, in particolare dell’Alta Val Tramigna, e nella costruzione del loro “condutto” privato settecentesco.

A questo punto, tuttavia, avviene una cosa strana: il Comune di Illasi cede, dopo solo un mese e mezzo dall’ottenimento, l’infeudazione dell’acqua ai Conti Pompei. Gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi per spiegare questa decisione, ma la più plausibile sembra essere che il Comune di Illasi fosse stanco o non fosse più in grado di sostenere i continui danni all’acquedotto. Trasferendo i diritti all’autorità dei Conti Pompei, si sperava che la paura di incappare nelle rappresaglie dei Conti avrebbe dissuaso coloro che avrebbero voluto danneggiare l’acquedotto per ottenere l’acqua solo per sé. Infatti, nei registri contabili dei Pompei, per molti anni non si trovano spese straordinarie per riparazioni all’acquedotto, ma solo le spese ordinarie di mantenimento.


L’ampliamento della fontana e la frana del Settecento

A questo punto, i Conti Pompei decisero di far costruire, presso la fontana di Arano, una propria vasca per l’acqua, dotata anche dello stemma gentilizio della famiglia. Così, per quasi un secolo, le vasche della fontana di Arano sarebbero state tre: una a uso esclusivo dei Conti Pompei e i loro servitori, e due pubbliche.

Sennonché nella seconda metà del 1700 una frana scende dal Monte Gardon e scarica molto materiale (infatti il suolo dove si colloca la fontana è sopraelevato rispetto al fondo campagna) e copre le due vasche pubbliche, che saranno dimenticate e non più ritrovate fino a pochi anni fa. Si salvò solo quella privata dei Conti che per ovvi motivi diventerà dunque a uso pubblico.


Il XIX secolo: le epidemie di colera e la nuova vasca (1878)

Il secolo successivo sarà funestato da due epidemie di colera e avere acqua pulita diventerà di fondamentale importanza. Nella prima ondata epidemica (1836) a Cellore si registrerà un numero ridotto di morti, probabilmente perché aveva una maggiore disponibilità di acqua buona.

Dopo la seconda ondata di colera (1855), disastrosa per Illasi, e con il minaccioso ritorno del colera (1878), il Comune di Illasi, allarmato, deciderà di costruire un’altra vasca ad Arano, perché una sola non garantiva l’arrivo a Illasi di acqua pulita.

Per fare i lavori della vasca e rifacimento di alcuni tratti delle tubature in sasso, sarà convocata la Contessa Francesca Pompei vedova Nogarola che abita a Mantova e che per eredità è la proprietaria dei terreni attorno alla sorgente di Revolto ed è lei ancora feudataria dell’acqua. La Contessa informata delle necessità del Comune accetta di partecipare alla metà delle spese a patto che la cisterna di 70 metri cubi della sua casa di Illasi, situata all’incrocio tra via Affanni (ora Valverde) e via Busa (ora Cadene), sia tenuta sempre piena d’acqua ad uso del giardino e dei suoi dipendenti abitanti il suo casale di famiglia, dopodiché la restante acqua sarà a disposizione del Comune di Illasi.

Se le precedenti vasche della fontana furono ricavate scavando la pietra, questa (detta “albio” = vasca in dialetto) fu ottenuta assemblando… cinque lastre di pietra viva provenienti da Verona e messe in opera in loco con l’aiuto del fabbro di nome Cellore Benvenuto e dal muratore Cobello Valente.


Tensioni sociali e la valorizzazione della sorgente Cannella

I lavori non piaceranno alla popolazione (= ai celloresi) che “faceva molti disordini” e a diversi malintenzionati che “vogliono togliere l’acqua alle contrade sottostanti”. Si dovrà ricorrere alla Forza Armata e a tre guardiani (Baroni, Bianconi, Nodari) che riceveranno £1 a notte per la sorveglianza della fontana per evitare “otturazioni di fori e rotture fatte da terzi sconosciuti”.

Allo stesso tempo il Comune non si dimentica degli abitanti di Cellore e per garantire loro acqua a sufficienza, e in parte sperando che i celloresi si disinteressino dell’acqua di Revolto-Arano, farà in vari periodi continui lavori di ampliamento all’altra sorgente di Cellore, cioè della Cannella. In alcuni scavi successivi emergeranno infatti ulteriori due vene di captazione di questa sorgente.


Il Novecento: modernizzazione e il destino dei manufatti storici

L'”albio” del 1878, fu sostituito da una nuova vasca nel 1913; questa fu progettata dall’ingegnere Gelmi e successivamente restaurata e profondamente modificata con probabile aggiunta del lavatoio.

Quanto riguarda la vasca dei Conti Pompei, durante la Seconda guerra mondiale, sarà di ostacolo al passaggio di un convoglio militare e solo per l’intervento di un cittadino di Cellore sarà salvata, in cambio di un po’ di vino, e ora fa bella figura in una corte privata poco distante.

Le due vasche originarie in pietra che erano state sotterrate dalla frana del Settecento e rinvenute non molti anni fa in occasione di alcuni scavi, oggi fungono da fioriere.

Nel 1925 invece, con il diramarsi dell’acquedotto con tubi in ghisa, si darà il via al dissotterramento dei “canoni” in pietra, ad oggi ancora esistenti come materiale di recupero in alcune piccole costruzioni di campagna (ad esempio vedi casetta per attrezzi in località Brea a Cazzano).


Oggi: gli ultimi restauri

L’ultimo restauro della fontana risale al 2023 ad opera dal Comune di Illasi; tuttavia, è costantemente curata dai volontari del luogo.