Ginevra d’Illasi
Il processo storico

Il processo del 1592: tra cronaca nera e ragion di Stato
Il caso giudiziario di Ginevra Serego Alighieri (1569–1595 circa), discendente diretta del poeta Dante, rappresenta uno dei processi più complessi e discussi del Rinascimento veneto.
La vicenda, che si snoda tra il Castello di Illasi e la città di Verona, non fu solo un dramma privato, ma un vero e proprio affare di Stato che coinvolse le massime autorità della Serenissima Repubblica di Venezia e dello Stato Pontificio.
Il “casus belli”: l’omicidio di Gregorio Griffo
Il meccanismo processuale si mise in moto nel 1592, a seguito di un evento violento: l’assassinio di Gregorio Griffo, guardia del corpo e confidente di Ginevra.
Secondo le cronache dell’epoca, Griffo fu ucciso a pugnalate (si parla di quindici colpi) dal conte Girolamo II Pompei, marito di Ginevra, o dai suoi sicari. Il corpo venne poi strascinato e abbandonato nel brolo fuori dalla corte del castello.
I capi d’imputazione: adulterio e omicidio
Inizialmente, Ginevra fu accusata di una doppia colpa infamante per l’epoca:
- Adulterio: accusata di aver intrattenuto una relazione con Virginio Orsini, all’epoca Podestà di Verona
- Omicidio: secondo una versione ufficiale, probabilmente forzata, Ginevra sarebbe stata accusata di aver ucciso lei stessa Griffo, colpevole di aver favorito l’ingresso dell’amante nelle sue stanze
Lo svolgimento del processo
Il processo, i cui atti sono conservati nell’Archivio di Stato di Verona (e in parte a Venezia), fu caratterizzato da una rete di testimonianze contrastanti.
- La confessione estorta
Ginevra fu costretta dal marito a firmare una confessione pubblica in cui dichiarava di essere stata violentata da Orsini la notte del 22 novembre 1592.
In un’altra versione, sarebbe stata lei stessa a consegnare la spada al marito chiedendo la morte per l’infedeltà. - Le testimonianze familiari
Al processo deposero figure chiave come Brunoro Serego, fratello di Ginevra, e Francesco Pompei, oltre a servitori e cameriere che alimentarono sospetti e tensioni legate alla gelosia.
L’insabbiamento e la ragion di Stato
Nonostante l’accuratezza dell’inquisizione veneziana, il processo si concluse senza una vera condanna per i protagonisti principali.
Le ragioni furono eminentemente politiche:
- Il potere dei Pompei
Famiglia estremamente influente e fedele alla Serenissima, che non voleva destabilizzare il controllo del territorio - Il destino dell’amante
Virginio Orsini fuggì prima a Mantova e poi a Roma, dove venne catturato e decapitato per ordine papale, rendendo inutile proseguire l’indagine veneziana nei suoi confronti
L’epilogo misterioso
Il processo non portò a una verità condivisa.
Ginevra scomparve misteriosamente intorno al 1595, tre anni dopo i fatti del Griffo. Ufficialmente fu data per suicida, ma la tradizione popolare sostenne per secoli che fosse stata murata viva.
Questa credenza fu rafforzata dal ritrovamento, nell’Ottocento, di uno scheletro incatenato all’interno del castello. Studi successivi hanno però escluso che quei resti appartenessero a lei.
Il vuoto lasciato dalla conclusione del processo del 1592 rimane ancora oggi il cuore del mistero di Illasi.